Redazione “Il Dentista Moderno” 8 set 2020
Recentemente, un articolo pubblicato su Periodontology 2000, si è proposto di rivalutare la letteratura scientifica, al fine di fornire indicazioni cliniche evidence-based utili a determinare la frequenza con la quale pianificare le sedute di richiamo per tenere sotto controllo e prevedere la riacutizzazione o la progressione della malattia parodontale.
Per quanto riguarda i richiami parodontali, In letteratura si osserva una notevole eterogeneità riguardante la frequenza proposta, da iniziare al termine della terapia parodontale attiva: da 2 settimane, a un mese, a 3, 6, fino a 18 mesi. Al momento, tuttavia, gli autori non rilevano evidenze significative di uno specifico intervallo di tempo per il controllo della terapia parodontale di supporto, tali che possano risultare rilevanti circa l’efficacia, così come anche per l’adeguatezza e il per il rapporto costo-efficacia.
A questo punto, si può affermare che condizioni parodontali stabili possano essere mantenute, a breve termine, con richiami a cadenza almeno annuale, in soggetti parodontalmente sani e anche in pazienti con forme da lievi a moderate di malattia parodontale.
Per quanto riguarda, invece, le forme più severe di parodontite, i regimi di controllo proposti dalla maggioranza degli studi variano dai controlli mensili ai controlli semestrali, concentrandosi prevalentemente su un range compreso tra 2 e 4 mesi. Questo regime abbastanza stretto è, pertanto, quello maggiormente supportato dalle evidenze scientifiche attualmente disponibili.
Riferimenti bibliografici
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32844410/







