DIECI REGOLE PER SCEGLIERE IL DENTISTA
Il decalogo per evitare spiacevoli sorprese in un momento in cui le associazioni dei dentisti tradizionali e le inchieste giornalistiche rivelano i lati oscuri delle cliniche odontoiatriche definite erroneamente low cost, un fenomeno che in Italia è in costante crescita.
Aumenta il turismo dentale all’Est ma attenzione ai prezzi troppo bassi.
In vacanza a curarsi i denti a basso costo.
Causa la crisi economica degli ultimi anni, la tendenza al turismo dentale è ormai ampiamente diffusa in Italia, con mete più gettonate i Paesi dell’Est: studi odontoiatrici croati, albanesi, moldavi, romeni, ungheresi, serbi e sloveni propongono via internet veri pacchetti viaggio anche di più giorni, al pari di veri tour operator, comprensivi di spostamenti, alberghi, pasti ed escursioni. Il tutto a tariffe low cost, grazie ai minori costi della vita, dei salari e degli immobili, alla più bassa pressione fiscale e alle maggiormente abbordabili imposte sulle attività commerciali.
Ma a volte anche per la minor qualità dei materiali usati dai dentisti locali, i cui titoli di studio non sempre sono chiarissimi. Così, assieme al numeri degli italiani vacanzieri per sottoporsi a terapie odontoiatriche, negli ultimi anni sono anche aumentate le segnalazioni di problemi alle nostre associazioni di consumatori. «Purtroppo, come spesso accade, a un prezzo più basso corrisponde qualità inferiore», spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons. «I consumatori che si sono rivolti a noi (attraverso il servizio Sos Malasanità sul sito codacons.it), hanno riscontato lavori eseguiti in modo approssimativo, con risultati al di sotto delle aspettative e promesse di risoluzione dei problemi non mantenute. In alcuni casi hanno dovuto fare ricorso a cure mediche in Italia, aggiungendo quindi altri costi a quelli già sostenuti all’estero.
Ci è stato segnalato inoltre come alcune di queste strutture non garantiscano gli standard igienico sanitari presenti invece in Italia e, addirittura, ci sono stati casi di operazioni eseguite in veri e propri scantinati o locali improvvisati». Quindi, nonostante l’associazione dei consumatori si dica non contraria «a priori al ricorso al turismo dentale, perché esistono strutture ubicate all’estero che garantiscono sicurezza e qualità del servizio a fronte di costi realmente inferiori rispetto a quelli praticati in Italia», il consiglio è di «valutare con attenzione il professionista a cui ci si affida, diffidando, per esempio, da prezzi eccessivamente bassi».
ORIENTARSI NELLA SCELTA
A questo punto, considerato che non si tratta di salvaguardare solo il portafogli ma anche e soprattutto la salute (del resto, un intervento mal eseguito andrà rifatto e, quindi, alla fine la spesa sarà sempre decisamente superiore rispetto al preventivato), resta da capire come scegliere correttamente l’odontoiatra dal quale farsi mettere le mani in bocca. Ecco allora un decalogo che riguarda sia le catene di cliniche sia gli studi dentistici tradizionali.
1.Verificare che il dentista non sia un abusivo: in Italia ve ne sono ben 15mila (stima dei Nas). Basta digitare nome e cognome dello specialista nella sezione Anagrafica del portale web della Federazione nazionale ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (portale. fnomceo.it). Si sottolinea, però, anche il ruolo della figura del commerciale, presente nelle catene di cliniche: «Oltre ad “annacquare” il rapporto paziente-medico, a volte veste un camice bianco e, secondo il parere di un avvocato penalista raccolto dall’Andi, anche questo configura un reato di abusivismo della professione».
2.Consultare più dentisti prima d’iniziare le cure, in modo da scegliere quello che verrà ritenuto maggiormente adatto dal punto di vista dell’esperienza e delle capacità professionali, dallo spiegare esaustivamente il problema al coinvolgere il paziente, e non solo dal lato economico. «I giovani dentisti spesso vanno a fare esperienza nelle cliniche commerciali», interviene Calandriello (Presidente ANDI), «ma la loro gavetta non viene monitorata da un medico esperto: salta, così, quel ponte generazionale, proprio degli studi tradizionali, in cui un maestro insegna a un allievo».
3.Non farsi abbagliare dalla strumentazione ipertecnologica. «Può capitare che si enfatizzino laser, Tac, impronta digitale e simili per compensare la mancanza della figura professionale del medico», dice l’esperto Andi. «Molto spesso una tecnologia così avanzata è spinta dall’industria, ma all’atto pratico non ha una grande utilità. Per esempio, l’introduzione del laser in oftalmologia è stata una rivoluzione copernicana, mentre in odontoiatria serve a ben poco».
4.Non valutare la qualità in base all’arredamento dello studio o della clinica e dall’aspetto accattivante del medico o dell’assistente di poltrona. Sono parametri di tipo emotivo che spesso fanno presa sulle persone (più di quanto si pensi), ma nulla hanno a che vedere con la professionalità dell’odontoiatra o con la serietà dello studio medico. «La psicologia ambientale e il marketing esperienziale», conferma, infatti, la psicologa Cristina Rota, «hanno da tempo dimostrato come gli ambienti che ci circondano influenzino le nostre scelte. Le aspettative nei confronti di una prestazione odontoiatrica, percepita solitamente come dolorosa e costosa, ci porta a una valutazione più attenta e critica dell’ambiente circostante. Oltre all’ordine e alla pulizia, quindi, l’utilizzo di luci, i colori delle pareti, l’arredamento e l’oggettistica possono fare la differenza nella scelta di affidarsi a uno studio odontoiatrico piuttosto che a un altro».
5.Instaurare il rapporto di fiducia con il singolo dentista e non con la struttura. Quindi è da evitare il turnover di chi ci mette le mani in bocca per uno stesso trattamento e, nel caso dell’odontoiatria commerciale, consiglia Calandriello, «il paziente deve sempre fare riferimento al direttore sanitario: per legge il nome di quest’ultimo – come nel caso del dentista titolare di uno studio tradizionale – deve essere affisso su targhette o cartelloni all’entrata e all’interno della clinica. Se riscontra irregolarità, può fare sempre riferimento agli sportelli dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri».
6.Diffidare degli interventi realizzati frettolosamente. Accorciare i tempi permette di abbatte i costi e di seguire più pazienti, ma rischia di non rispettare i principi biologici di guarigione, con tutte le conseguenze del caso sulla salute del paziente. «Dopo un’estrazione», fa un esempio l’odontoiatra dell’Andi, «per la guarigione di ossa e gengiva, che deve precedere l’innesto dentale, occorrono come minimo dai tre ai sei mesi».
7.Controllare che vengano rispettate le norme d’igiene. È bene fare attenzione a che gli strumenti utilizzati dal dentista siano imbustati, ma questo, spiega Calandriello, potrebbe anche non bastare: «Per assurdo si può arrivare a mettere in una busta anche ferri utilizzati precedentemente e non disinfettati, ma il paziente ha il diritto di chiedere di visitare la sala di sterilizzazione e d’informarsi sul protocollo di sterilizzazione, meglio se con il medico titolare della struttura e non con un assistente alla poltrona o un commerciale».
8.Verificare la qualità dei materiali utilizzati dall’odontoiatra. Quando vengono applicati impianti o protesi, sarebbe opportuno chiedere la dichiarazione di conformità, rilasciata per legge dal laboratorio odontotecnico del dentista, con tanto di schede tecniche relative ai materiali utilizzati e d’indicazione della provenienza da Paesi dell’Unione Europea.
9.Il preventivo deve essere chiaro. Ogni voce va specificata, con il numero identificativo del dente interessato e devono comparire sia il nome dello specialista che ha effettuato la visita sia del medico che effettuerà il trattamento. «È, inoltre, questo il momento in cui accertarsi che sulla futura fattura compaia il nome del dentista che ci segue o dell’odontoiatra titolare dello studio, cioè medici iscritto all’albo professionale, e non di una srl», avverte il sindacalista dell’Andi. Precisa, infatti, l’Ufficio Odontoiatri della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: «La Legge Concorrenza del 2017, secondo alcune interpretazioni, consentirebbe alle società di esercitare l’attività odontoiatrica. L’interpretazione dell’Ordine ritiene, però, che le società possano essere operanti nel settore odontoiatrico solo se assumono la veste di società tra professionisti (stp). Occorre chiarire che le cosiddette società di servizi potranno comunque emettere fattura per quanto riguarda i servizi organizzativi e strumentali non al paziente ma all’odontoiatra che ha usufruito dei servizi stessi per svolgere la prestazione professionale. Spetterà poi all’odontoiatra emettere fattura al paziente».
10.Prestare molta attenzione ai finanziamenti che vengono proposti. Nel caso delle società a responsabilità limitata, se la terapia viene interrotta per un qualsiasi motivo, come il fallimento della stessa srl (vedi il caso spagnolo, ma in un recente passato ve ne sono stati anche in Italia), spesso capita che le rate debbano comunque continuare a essere pagate dal paziente. «Nessun problema, invece», assicura Calandriello, «nel caso si tratti della già citata società tra professionisti, regolata dall’Ordine dei medici».







